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Brucaliffo [ Feed your head: Disinformation is a weapon of mass destruction ]
 



Roz Angeles, Lombardia


New Brunswick, NJ


Ramat Gan, Isr 




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Perché
Feed your Head?
ovvero: whiterabbit


Quando insegui un coniglio
e sai di stare cadendo
vai a raccontare
che è stato un Brucaliffo
che fumava il Narghilé
a chaimarti...

Quando i pezzi della scacchiera
si alzano
e ti dicono dove andare
e hai appena preso un fungo
e la tua mente si muove lenta...

Quando la logica e le proporzioni
si sono addormentate
e il Cavaliere Bianco
parla al contrario
e la Regina di Cuori
perde la testa...

Ricorda
ciò che ha detto il ghiro:
Nutri la tua mente
Nutri la tua mente
Nutri la tua mente

.White Rabbit.JaffersonAirplane



30 gennaio 2009


Guerre, fricchettoni, esce il mio libro


Giovani israeliani: soldati, pacifisti, fattoni e refusenik... il 4 febbraio esce in libreria la mia creatura Karma Kosher I giovani israeliani tra guerra, pace, politica e rock’n’ roll (Marsilio, 176 pp, 13 euro)

Per sapere di più del libro, guardate qui
http://annamomigliano.com/libro.php

Per la presentazione, cliccate guardate qui.
17 febbraio ore 18
Feltrinelli di Milano
(quella di via Piemonte)

Ecco una breve recensione sull'Ansa:

(ANSA) - ROMA, 30 GEN - ANNA MOMIGLIANO: 'KARMA KOSHER' (MARSILIO; PP. 176) -
  
'Ha buah', in ebraico 'bolla': forse la migliore definizione
per una città come Tel Aviv, ma si può tranquillamente
applicare, per estensione, all'intera Israele. Perché, come la
città, è in realtà un paese in larga parte ignoto: nascosto
da decenni di guerra, intrappolato in un furore ideologico pro o
contro, nazione da molti considerata rifugio, luogo simbolo di
tre religioni, Israele è tutto tranne quello che uno ha in
testa prima di visitarlo. Basti pensare che l'età media di un
israeliano è trenta anni.

  Anna Momigliano scandaglia benissimo una delle molte facce
dello stato ebraico: quel calderone fatto di droghe, musica new
age, filosofia pseudo-buddista e lunghi soggiorni in India, che
catalizza una buona parte della gioventù israeliana in fuga
dall'esercito (tre anni per gli uomini, due per le donne), dalla
guerra, dalla continua tensione. Solo nel paese asiatico si dice
ci siano circa 40 mila neoveterani, tanto che una delle spiagge
più acclamate di Goa (un tempo isola dei 'figli dei fiori') si
chiama Tel Aviv Beach e vi si svolgono rav party leggendari.
All'uscita dal loro Vietnam, i giovani israeliani partono (chi
per un mese, chi per un anno) per quello che è diventato una
sorta di rito collettivo: scrollarsi di dosso angoscia, paura,
morte, attentati.

Per estensione 'Karma kosher' è diventato anche l'universo dei
giovani israeliani: un mondo sospeso tra tradizione e
trasgressione, tra il desiderio di libertà e un fortissimo
attaccamento all'identità nazionale e non importa se si è
laici o religiosi (discorso a parte gli ultraortodossi).

  C'é anche un'altra parola che rappresenta bene questo
fenomeno: 'balagan'. Un aggettivo/o sostantivo che indica tutto
ciò che è caotico e difficilmente migliorabile: o meglio, la
presa di atto di una situazione che nella sua "liquidita" non
cambierà. La si può usare per varie facce della realtà di
Israele, ma di fondo è una rassegnazione - ad occhi aperti - ad
un perenne stato di cambiamento e precarietà.

  D'altronde Etgar Keret, uno scrittore molto attento alle onde
profonde della società, ha spesso detto: "se una bomba atomica
deve cadere da qualche parte in questo mondo, molto
probabilmente cadrà in Israele. E' un paese così piccolo,
appena un puntino sulla mappa, ma è anche il puntino più
probabile per un attacco atomico nel futuro".

  Un sensazione di insicurezza che rende spesso l'esistenza
effimera e anche il futuro ancora più incerto. In Israele non
esiste una letteratura ebraica di fantascienza: Keret dice che
non è un tabù domandarsi che aspetto avrà Israele nel futuro.

  Sia come sia Momigliano è molto brava nel percorrere i
saliscendi della psicologia collettiva  israeliana e fa bene a
limitarsi - purtroppo - al presente: " perché - scrive lei
stessa - tra le guerre, gli attentati, la nevrosi collettiva e
le piccole assurdità quotidiane, non esiste al mondo un posto
vivo, disperatamente attaccato alla vita e alla gioia di vivere,
come Israele".(ANSA).


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permalink | inviato da Brucaliffo il 30/1/2009 alle 17:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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